giovedì 26 settembre 2019

Sul futuro della nostra Chiesa - bis

In merito all'articolo, non firmato, comparso su Voce del 18 settembre 2019 ( https://voce.it/it/rubrica/1/opinione-voce-carpi/senza-vescovo-alcune-domande-opinione-del-19-settembre ) rispondo volentieri, per quanto possa essere utile una mia risposta, ad alcune delle domande poste dall'ignoto autore, cogliendo l'invito al dialogo e al confronto.

Andiamo per ordine, una per una.

Quante delle 38 parrocchie sono oggi rette da clero di origine diocesana? 
Risposta: circa 20, l'apporto dei sacerdoti provenienti da fuori è senza dubbio importante. Ma non banale è l'impegno dei diocesani fuori "confine": Mons.Allegretti in Benin, Mons. Manicardi a Roma, Don Vecchi e Don Bigarelli a Parma. Insomma è una bilancia che si contrappesa forse pendendo leggermente di più verso l'apporto di esterni, ma non pare una situazione scandalosa per questo - anzi - è un modo concreto di sperimentale l'universalità della Chiesa nel nostro piccolo territorio.

Quante lo potranno essere in un non lontano futuro, stante l’età dei sacerdoti ora impegnati, in rapporto ai seminaristi locali?
Ancora meno, è evidente. Così come qualsiasi diocesi italiana vive un momento drammatico rispetto al numero di sacerdoti in forza e le parrocchie/uffici da gestire.
Infatti un eventuale accorpamento con Modena non risolverebbe i problemi di Carpi, anzi, la situazione non cambierebbe sostanzialmente per nulla.
Basti pensare che in Italia nel 2012 i sacerdoti erano circa 48.000 e solo quattro anni dopo, nel 2016, erano 34.810. Una picchiata di -14mila preti in 4 anni.
Le diocesi più grandi e quelle del nord sono ovviamente quelle che incassano maggiormente il colpo. Ancora statistiche: nell'Arcidiocesi di Modena-Nonantola i sacerdoti diocesani sono 219 nel 2000, diventano 167 nel 2016 e - stimiamo- intorno ai 150 oggi. Anche oltre il Secchia si sono "arresi" nel cercare sacerdoti stranieri - specie polacchi - poichè le ordinazioni annuali si annoverano in poche unità, quando ci sono, e questi numeri sono ovviamente destinati a scendere ancora.
Interessante la loro sperimentazioni di accorpamento delle parrocchie. Un buon lavoro a Carpi fu fatto da Mons.Tinti con le 8 zone pastorali, ancora attive, ma da potenziare nella modalità di condivisione e di gestione di celebrazioni, catechismo, attività, sagre, campi estivi.
Personalmente non mi fa paura una Chiesa guidata da un vescovo con 20/25 preti e altrettanti diaconi. Dobbiamo essere consapevoli che questi saranno i numeri del prossimo futuro.
Se prendiamo Modena mi immagino una situazione simile ma con 50/60 preti e un territorio molto più vasto da gestire.

La pur preziosa presenza di presbiteri provenienti da altre parti d’Italia e dall’estero non è forse la prova più eloquente di un rilevante deficit di potenzialità operativa propria della nostra realtà ecclesiale?
Cosa sia la potenzialità operativa non ci è noto. Tuttavia credo che la provenienza sia un fattore abbastanza secondario: ci sono preti nostrani che si danno da fare in tutti i modi, altri più in difficoltà, ma questo vale anche per gli stranieri. Ci sono sacerdoti che provengono da fuori che hanno preso a cuore le comunità che sono loro affidate e le animano con intensità e con gioia.


Consideriamo poi le importanti integrazioni già in essere con Modena (formazione comune dei candidati al sacerdozio, partecipazione all’unico Studio Teologico, all’unico Istituto di Scienze Religiose e all’unico Tribunale ecclesiastico) e la prospettiva ipotizzata da mons. Castellucci (ulteriori collaborazioni per l’Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero, alcuni uffici pastorali e la formazione permanente dei presbiteri, dei diaconi e dei ministri istituiti). Se si andrà in questa direzione, come suggerirebbe la logica di un impiego razionale delle risorse, ciò che resterà di esclusiva e autonoma competenza diocesana potrebbe giustificare la permanenza di una complessa struttura giuridica a sé stante? 
Questo è un punto importante.
La complessa struttura giuridica va da sè che se sarà alleggerita non sarà più cosi complessa. Le collaborazioni in ottica di metropolia o ancora meglio regionale sono un passaggio necessario e fondamentale.  Tuttavia il canone definisce la diocesi in questo modo: «La diocesi è una porzione del popolo di Dio, affidata alle cure pastorali del vescovo, coadiuvato dai suoi presbiteri, in modo che, aderendo al proprio Pastore, e, per mezzo del Vangelo e della SS. Eucaristia, unita nello Spirito Santo, costituisca una Chiesa particolare, nella quale è presente e opera la Chiesa di Cristo, Una, Santa, Cattolica e apostolica»
Quindi dobbiamo sforzarci di ripensare la diocesi non come struttura, un insieme di uffici, clerico-centrica e clericalizzata ma considerando maggiormente il coinvolgimento di laici, movimenti e associazioni (vero motore di coinvolgimento sul territorio) nell'impegno pastorale.
Liberarsi di strutture o ripensarle può aiutare a porsi domande più decisive sul nostro Annuncio: siamo capaci di celebrare la Liturgia in modo adeguato e degno? siamo una Chiesa capace di annunciare la gioia del Vangelo di Gesù Cristo? Siamo capaci di farlo nelle scuole, nei luoghi di lavoro, di sofferenza, in strada? Siamo capaci di accogliere, integrare e promuovere l'altro, specie se povero, disabile, anziano, solo, straniero, carcerato? Siamo un Popolo di Dio che dialoga con le altre religioni? Siamo capaci di generare la nostra libertà e quella dell'altro? Siamo capaci di ascoltare i deboli e gli emarginati, facendo nostre le loro miserie e le loro voci?
Queste sono le vere domande da porci, per capire che Chiesa siamo e che Chiesa vogliamo diventare.
Ci sono decine di persone in diocesi con entusiasmo e competenze, che vanno coinvolte, nelle commissioni, nei tavoli di lavoro, nelle attività pastorali e caritative.


Si intende infine opportuno tener conto del ripetuto invito del Papa ai vescovi italiani ad adeguare le diocesi al rispettivo territorio provinciale, o lo si ritiene trascurabile e addirittura controproducente sul piano pastorale?
Papa Francesco su questo tema era partito in quinta marcia, rendendosi poi meglio conto delle complessità italiane e anche delle perplessità della CEI. Certamente ci possono essere aggiustamenti da fare e alcune piccolissime diocesi da accorpare. Tuttavia la voce più autorevole in questo senso credo siano le Conferenze episcopali regionali. Senza un piano organico credo si possano fare più danni che altro. Tuttavia l'amministrazione apostolica di Carpi ha evidentemente un'altra ragione.
Vedo poi improbabile accorpare in una diocesi provinciale molti casi attuali (es. Tortona o altre)

Qualora, per ragioni sostanziali da considerare senza pregiudizi e con la dovuta ponderazione, si convenga che tutto resti come ora, i problemi sopra citati dovranno essere comunque affrontati, con un profondo ripensamento delle relazioni e delle modalità gestionali ed operative della nostra diocesi. E ciò in un quadro di efficaci integrazioni con quella di Modena, nonchè sulla base delle indicazioni concrete ed ineludibili della Evangelii gaudium, il testo programmatico e riformatore di papa Francesco.
Su questo sono d'accordo con l'autore, l'ineludibilità della Evangelii gaudium dovrà essere riferimento anche per il futuro, che auspico, della diocesi di Carpi, così come la piena attuazione dei suoi organi consultivi ad ogni livello.

C'è poi un tema che è la fraternità. La diocesi rappresenta una comunità, sgangherata se vogliamo, ma unica. Se ci si "diluisce" in un contenitore più grande ci sarà un sapore diverso e questo inciderà sulla nostra fraternità. Ad multos annos cara diocesi di Carpi.
Per te Odoardo ha dato la vita, ora tocca a noi impegnarci.





martedì 27 agosto 2019

San Valeriano: un culto da ripristinare


San Valeriano martire, nato nel 177 e morto presumibilmente nel 229, fu marito di Santa Cecilia, che, prima di essere martirizzata ella stessa, diede pietosa sepoltura al marito e ai santi Tiburzio e Massimo sulla via Appia a Roma.

E' ancora oggi considerato patrono secondario della città e della diocesi di Carpi, il titolo di patrono principale gli fu tolto nel 1643 a favore di S.Bernardino da Siena.

Le sue spoglie dovrebbero essere state traslate dalla via Appia alla Basilica di S.Cecilia, anche se non è chiaro in quale luogo non essendovi sepolcri o iscrizioni ad indicarlo. Quindi il busto conservato nella Cattedrale di Carpi, nell'omonimo altare del transetto destro, assume una notevole importanza devozionale. I carpigiani gli diedero nell'immediato il titolo di San Valeriano da Carpi.

Nei secoli è stato un culto molto importante: si veda le statue in sua memoria sia sulla facciata della cattedrale che in uno dei quattro pilastri della cupola, nonchè ulteriori reliquiari e dipinti a testimonianza di una forte devozione. Veniva celebrato un triduo e una messa solenne.

Intitolati a lui erano anche i Prati di San Valeriano appena fuori le mura, dove oggi sorge il Parco delle Rimembranze.

San Valeriano è stato a lungo invocato nei secoli scorsi, con diverse testimonianze fino al XIX secolo, in occasione legate al clima e alle necessità agricole: in particolare contro le tempeste ma anche per chiedere la pioggia nei periodi di siccità.

Non è ben chiaro come un culto così strutturato poi sparisca dalla vita della chiesa locale e dal calendario liturgico proprio. Tuttavia si sa, i tempi cambiano. In ogni caso ripristinare il 14 aprile nel calendario diocesano sarebbe non solo rendere merito alle opere di Dio attraverso questo santo ma anche valorizzare una tradizione secolare e un affetto verso i nostri padri.


lunedì 26 agosto 2019

Il Padre Nostro, in dialetto carpigiano


Il Padre Nostro, in dialetto carpigiano


Pèder noster
ch' et sî in dal ciêl
ch'a sia bendètt al tô nòm.
Ch'a vèggna al tô règn,
ch'a vèggna fât quel te vô.
acsè in ciêl, acsè in tèra.
Das incô al noster pân quotidiàn,
e scanžela i nòster débit
cmè nuèter a i scanžlòmm ai nòster debitôr.
E an purtères brisa in tentasiòun,
ma tìnes luntân dal mêl.
Amen.

martedì 2 luglio 2019

240 anni di Diocesi di Carpi

Il 1 Dicembre 2019 ricorreranno i 240 dalla elevazione a Diocesi della Chiesa carpigiana. 

Per interessamento del duca di Modena Francesco III d’Este, papa Pio VI, con la Bolla “Inter plurimas” in data 1 dicembre 1779, elevò a “Diocesi pleno iure” la Prelatura Nullius di Carpi, con 15 parrocchie e 15.000 abitanti, eleggendone a Vescovo l’ultimo Arciprete Ordinario, Francesco Benincasa, che fu consacrato nel successivo 1780.

Auspichiamo che sia un anniversario celebrato con dignitosa attenzione.


mercoledì 3 maggio 2017

Il mese mariano di Maggio nella diocesi di Carpi

La devozione mariana a Carpi e nei dintorni è sviluppata in alcuni specifici luoghi che hanno una buona e viva tradizione secolare che si denota particolarmente nel mese di maggio.


Santuario diocesano Madonna dei Ponticelli 
Eretto nel XVI secolo e più volte ricostruito e restaurato. Si trova sulla strada tra San Marino (territorialmente è quindi dentro questa parrocchia) e Rovereto.

Dal sito storiadeisordi.it troviamo questo insieme di informazioni piuttosto completo

Con la Madonna detta dei Ponticelli tracciamo le vicende storiche di un santuario mariano che ha nella zona di carpi, pur con alterne sorti, un posto di primaria importanza. Un Santuario le cui origini affondano nel medioevo, come testimonia e il dipinto della Madonna ( risale al XV secolo) e la prima memoria scritta della chiesetta primitiva dedicata appunto alla Madonna che è datata 1519.

Tutto dovette iniziare nel secolo suindicato, quando, come dice la tradizione, mai smentita e interrotta da nessuno, una pastorella muta, cercando di ripararsi da un temporale con manifestazioni eccezionali, vide la Vergine che aveva invocata impaurita.
Tutto poteva finire lì, con un racconto mimato che qualcuno avrebbe potuto dire inventato. Ma la pastorella aveva sentito la Madonna dirle: – PUTTINA, VA’ A DIRE A TUO PADRE CHE VENGA A COPRIRMI, PERCHÉ MI BAGNO. E quando tornò a casa riuscì a dire:  BABBO, QUELLA SIGNORA CHE E’ IN QUEL MURO, MI HA DETTO CHE ANDIATE A COPRIRLA, PERCHÉ SI BAGNA!
Con estrema meraviglia il papà e la mamma raccolsero quell’invito e tentarono di fare quella che era stato chiesto, per ringraziare Maria del dono della parola e dell’udito fatto alla loro bambina.
Sorse il santuario primitivo, di cui non sappiamo forme e ampiezza, ma sappiamo che era già cadente nel 1571,  forse un centinaio di anni dal suo sorgere.
Vennero altri fatti prodigiosi e la devozione alla Madonna dei ponticelli crebbe portando molti fedeli al Santuario. Nel 1677 la Madonna dei ponticelli ebbe una sede più ampia: venne aggiunta una cappella dedicata a S. Anna e un’ altra dedicata al SS Crocifisso.
Nel 1750 fu aggiunto un porticato davanti alla facciata. Nel 1720 e nel 1746 accaddero due fatti che spostarono la devozione della gente a Carpi per la devozione del SS. Crocifisso, e a Campogalliano per il  ritrovamento dell’immagine della Madonna nei sassi del fiume Secchia con la costruzione del santuario della Sassola.
Ci furono poi difficoltà naturali che rendevano difficile arrivare nella zona del santuario dei ponticelli. Varie inondazioni si succedettero in quella zona: straripamento del fiume Secchia del 2 e del 29 Novembre 1770. Si ricorda un terzo allagamento il 14 Settembre 1842 seguito da un secondo nello stesso anno il 14 Novembre. Il Santuario era vicino a perire? Sembrava di si e solo nel 1872 venne riparato con modesti mezzi.  Nel 1880 il Rettore del Santuario di S. Marino, Don Evangelista Terzi, incaricò Achille Sammarini di progettare una sistemazione definitiva del santuario. Si pensò ad un santuario a tre navate con la collocazione dell’immagine miracolosa nella parte più elevata dell’abside principale. I fedeli potranno arrivare davanti all’immagine attraverso due scalette laterali, protetti da una balaustra in ferro battuto.
 Nel 1922 vi è un restauro del Santuario che non tocca la struttura e arricchisce il luogo sacro con un nuovo altare maggiore che verrà consacrato nel 1925.
– Nel 1935 il Santuario dei ponticelli fu elevato alla dignità di  Santuario Diocesano con il titolo di CONSOLATRIX AFFLICTORUM. La devozione della Madonna dei ponticelli è ancora oggi è sentita da molte persone, specialmente dalla zona di Carpi e Carpi nord.
La preghiera alla Madonna dei Ponticelli evidenzia che  “molti oggi sono sordomuti alla fede e alla vita cristiana…” in questo Santuario si prega perché i credenti contribuiscano a guarire questa sordità e questo mutismo, ascoltando la Parola di Dio e testimoniandola nella propria vita.
Lavori di consolidamento del Santuario per riparare i danni provocati dal terremoto:
– Due tempere su legno della dimensione di m.2,20 per 2,80  per raccontare ai pellegrini i due momenti salienti del miracolo della  guarigione  della sordomuta.
– Questi quadri rappresenteranno le immagini scolpite su  marmo alla destra e alla sinistra del tabernacolo. Immagini belle ma molto nascoste ai visitatori.
– Dopo il consolidamento per i danni del terremoto si possono esaminare le offerte di collaborazione per rendere sempre più bello il santuario. E’ necessario dare un servizio religioso   di accoglienza sempre più completo per favorire anche momenti di silenzio e di meditazione. Il luogo è molto adatto per queste esperienze.
– Tutto questo sarà oggetto di un programma da preparare con il Consiglio Pastorale parrocchiale. Sarà consegnato a mons. Vescovo  per la stesura definitiva e agli organi competenti per la realizzazione.
Negli archivi della Curia diocesana si trova un documento risalente al 1935  che concede al santuario della Madonna dei Ponticelli, il titolo di “Santuario Diocesano”. Questo non fa meraviglia perché il santuario, nella sua lunga storia di secoli, non è sempre stato legato alla parrocchia di S. Marino, ma per parecchio tempo dipendeva dalla – prelatura nullius- di Carpi, quando non era ancora stata eretta la diocesi di Carpi.
Il documento porta la data dell’8 Dicembre del 1935, festa dell’Immacolata Concezione ed è firmato da mons. Silvio Sabbadini Vicario Capitolare.
Il lungo documento inizia così:
“Premesso che nella Parrocchia di S. Marino, sulla strada che da Carpi va a Mirandola, esiste un oratorio dedicato alla S.S. Vergine sotto il titolo CONSOLATRIX AFFLICTORUM, nel quale la taumaturga immagine, dipinta a fresco, riscuote l’omaggio dei devoti da oltre quattro secoli, per miracolo confermato da continua tradizione e mai contrastato, CONSIDERATO…….VISTI……….CONSTATATO…….ADERENDO DI BUON GRADO alle preghiere che ci sono state fatte dall’attuarle Parroco di S. Marino e custode del Santuario M.R. D. Nino Riveda  e volendo dare una prova  tangibile della nostra speciale devozione  verso la Madre celeste, mentre constatiamo con grande consolazione l’aumento di fervida pietà verso la taumaturga immagine, colla nostra autorità di Vicario Capitolare della Diocesi.
DECRETIAMO
che all’oratorio della B.V. dei Ponticelli, consacrato da tradizione quattro volte secolare sia riconosciuto il Titolo di SANTUARIO DIOCESANO DI MARIA SANTISSIMA.
Con ciò intendiamo di  venire incontro ai bisogni spirituali della Diocesi nostra e al desiderio unanime delle nostre popolazioni……
Dato a Carpi, dalla Curia Capitolare il di 8 Dicembre 1935 festa della Immacolata Concezione.  Mons. Silvio Sabbadini Vic. Cap.”
Tradizioni
Il santuario, legato oggi alla parrocchia di S. Marino, ebbe sempre una accoglienza regolare dei pellegrini e dei devoti della Madonna. Questa attenzione si interruppe solo per motivi esterni alla cura pastorale, come allagamenti, degrado del fabbricato o cause belliche.
Si ha memoria, nel 1571, di una chiusura del santuario imposto dall’Arciprete ed ordinario di Carpi, mons. Francesco Martelli, quando il santuario dipendeva da questo prelato e non dalla chiesa di S. Marino, per poter eseguire urgenti riparazioni alla struttura del santuario stesso.
Nel 1702 e l’anno successivo, la villa di S. Marino fu invasa da truppe Gallo- Ispane e il Santuario fu confiscato per diventare per più occasioni,alloggiamento per le truppe.
Nel 1741, fu costruito un appartamento per un custode del santuario.Era un terziario francescano, votato alla vita eremitica. Viveva di offerte che versavano i passanti specialmente in occasione del mercato a Carpi e in occasioni di feste. Completava il suo sostentamento andando alla questo della lana, frumento, frumentone e canapa.
Nel mese di maggio il santuario assumeva una vita di devoti molto numerosa . Ancora oggi questa presenza al santuario è maggiormente incrementata in questo mese e trova la sua manifestazione maggiore nella solenne processione, guidata dal Vescovo il giorno 30 maggio. La festa del santuario è fissata ancora oggi, nella prima domenica di settembre. In questa occasione tutta la festa si svolge presso la chiesa parrocchiale e gli spazi adiacenti molto più ampi di quelli del santuario. La processione si svolge fra le vie del paese, mentre quella del 30 Maggio si snoda tra il Santuario e la casa dove viveva la sordomuta. Oggi questa casa è stata demolita e , con sommo disappunto in quel luogo non resta nessun segno a ricordo di quel miracolo che fu accolto per la prima volta dal papà e dalla mamma di quella bambina.
Questa processione che parte dal santuario, che ora si fa il 30 Maggio e non la prima domenica di settembre, fa giustizia alla tradizione e si allaccia a quel gesto di amore a Maria che ha una tradizione secolare.
L’immagine sacra fu restaurata nel 1869 da Francesco Setti.

In seguito al sima del 2012 il Santuario è stato chiuso e una volta ristrutturato è stato riaperto al culto il 30 maggio 2017.


Pilastrino dell'apparizione, via Cavi (San Marino di Carpi)









Madonna dell'Aiuto, Santa Croce di Carpi

Santuario Diocesano Madonna dell’Aiuto: dal mese di maggio al mese di ottobre in onore della B.V. di Fatima recita del S. Rosario nei 13 del mese alle ore 21.00 dalla cappellina del ex forno Strucchi in processione sino alla chiesa (se settimanale celebrazione della S. Messa, se domenicale recita del Vespro).





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Nel mese di maggio il rosario viene recitato in tutte le parrocchie, spesso in parchi, case di famiglia, strade e piazze. 


Altre immagini della Vergine particolarmente venerate sono:

- Cattedrale, statua dell'Assunta
- Cattedrale, Madonna Ianua Coeli (proveniente da porta Modena)
- Cattedrale, Madonna Addolorata
- Cattedrale, B.V. del Monte Carmelo
- San Nicolò, Addolorata
- Chiesa del SS.Crocifisso, Madonna del latte
- San Giuseppe, Maria madre della Chiesa
- San Francesco, Madonna della Rosa
- Cividale di Mirandola, Madonna del Borghetto
- Mirandola, Madonna della Porta
- Mirandola, Madonnina di v.Posta 



giovedì 27 aprile 2017

Il Beato Odoardo: peregrinazioni reliquia, celebrazioni e luoghi di culto

La memoria del Beato Odoardo Focherini è viva principalmente presso la Cattedrale di Santa Maria Assunta dove la sua reliquia, l'anello nuziale, è conservata dal 3 giugno 2017.

Precedentemente era stata collocata presso la Pieve di S.Maria in Castello (La "Sagra") a causa della chiusura post-sisma della cattedrale (dal 2012, riaperta appunto nel 2017).

 Del corpo del Beato non è stato possibile conservare nulla.

Tutte le parrocchie della diocesi hanno ricevuto una reliquia ex indumentis del beato, così come la parrocchia di Celentino (Arcidiocesi di Trento), luogo di origine della famiglia. A lui è inoltre intitolata la zona pastorale della Val di Peio, nella diocesi trentina. 


La sua memoria è viva presso le chiese della diocesi carpigiana con quadri e immagini (si ricorda il bassorilievo in San Giuseppe Artigiano, collocato nel 2016), con una lapide presso la parrocchia di San Martino Carano (2009) e sulla cappella del Monte Vioz.



Peregrinazioni principali della reliquia in seguito alla solenne beatificazione

2 febbraio 2014 - Parrocchia di Sant'Agnese, Torino

15-23 marzo 2014 - Parrocchia di Concordia Sulla Secchia (Mo)

29 marzo 2014 - Chiesa di Maria Immacolata, Roma

15 maggio 2014 - Parrocchia di San Giuseppe Artigiano, Vignola




Con decreto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti è stato stabilito che il ricordo liturgico del Beato Odoardo Focherini, martire, sia celebrato nel territorio della Diocesi di Carpi il giorno 6 giugno di ogni anno con il grado di memoria (obbligatoria).



Pertanto per la liturgia si seguono le norme per la celebrazione della memoria di un martire.


Solenne celebrazione diocesana di Memoria liturgica nel giorno 6 giugno

2014 - Chiesa parrocchiale di Santa Croce (7 giugno), celebrante Mons.Vescovo Francesco Cavina

2015 - Chiesa di San Bernardino da Siena, celebrante Don Roberto Bianchini

2016 - Centro di comunità di Mirandola, celebrante don Carlo Truzzi

2017 - Cattedrale di Carpi, celebrante Mons.Vescovo Francesco Cavina

2018 - Cattedrale di Carpi, celebrante don Carlo Malavasi - Vicario generale

2019 - Chiesa del SS.Crocifisso, celebrante don Riccardo Paltrinieri - Rettore del Seminario diocesano

2020 - Cattedrale di Carpi, celebrante Mons.Erio Castellucci Amm.Ap. (7 giugno)

2021 - Cattedrale di Carpi, celebrante Mons.Douglas Regattieri, Vescovo di Cesena-Sarsina (5 giugno)